Quanto può rendere un dio

Esiste nella realtà delle idee e dei comportamenti umani una diade antica, ma oggi ormai pleonastica, illusoria e superata, di cui sarebbe ora di scollegare moralmente e razionalmente tra loro i suoi due termini: il concetto di un qualsivoglia dio e l’esercizio surrettizio dei culti che usano e mandano avanti quegli dèi come utili feticci. Sarebbe infatti congruo che il sempreverde concetto di un dio (ignoriamo quelli “personali” nonché l’ignominia di quelli antropomorfi) metafisico, inteso come causa, motore, origine di realtà e vita, venga scollegato dalla pratica tutta umana delle fedi religiose e annessa obbedienza, utili nel senso di “prezzo della speranza” per i cosiddetti fedeli, ma in realtà indispensabili e insostituibili mezzi di sopravvivenza, benessere, sicurezza e potere di tutte quelle categorie che operano nella sempre fiorente e redditizia industria delle religioni.

Un dio è quel concetto astratto che può anche utilmente intricare, come ha sempre fatto, metaforicamente la mente di filosofi, cosmologi, biologi ovvero poetizzare quella di artisti e animi sensitivi. È un leit motiv dei sempre esistiti intellettuali, è una ipotesi che chiamerei adiabatica come quella degli UFO, che non ci fanno alcun male, anzi alimentano immaginazione e creatività, sempre che, però, non ci facciamo da loro innescare paure e insicurezza dentro di noi.

Ma quale precario o pilotato teorema è quello che oggi, allo stato attuale del pensiero scientifico, pretende che si possa ancora conciliare una speculazione culturale su “il dio” con la prassi o la presunta necessità di lasciare che categorie di individui, non importa se pii, illusi o furbi, quali gli addetti alle religioni, possano pretendere, e di fatto ottenere, un loro potere di influenza, intimidazione e intrusione nella vita di un numero infinitamente maggiore di esseri umani che glielo lasciano fare, tenuti callidamente sotto tutela culturale e condizionati o circonvenuti da infantili promesse di future utilità ultraterrene.
L’Europa del ‘700 praticava il Grand Tour, l’Asia del ‘800 il Grande Gioco, ma il Pensiero moderno mondiale non dovrebbe più tollerare ancora questa Grande Impostura.

L’umanità, quella laica dei grandi Saggi, degli Illuminati, dei conoscitori dell’animo umano, di quelli che amano il Bene per il Bene e non si fanno sedurre da ego individuali o collettivi come ve ne sono stati tanti nella storia dell’umanità, ha oggi tutti i mezzi cognitivi, spirituali ed etici per seguire autonomamente le vie che portano all’armonia della convivenza globale, al rispetto empatico per gli altri, al benessere minimo comune, a libertà intellettuale e autonomia morale e ad assaporare l’aroma della partecipazione di ognuno a tutti e al Tutto nella infinita interconnessione della Natura. Le strade confliggenti ed eterodirette che fanno invece capo alle religioni con tutte le divisioni, l’oscurantismo, le guerre di potere e le interessate superstizioni da loro agite nel loro interesse vanno sconfessate nel nome del progresso e della dignità dell’umanità.

Se soltanto riuscissimo ad affrancarci dal conformismo viscoso e falsamente tranquillante delle religioni che ci condiziona e che nega la nostra spiritualità! Questa, che fa alitare nelle fibre dell’essere l’idea mistica di una presenza, anzi di una Presenza che ci illumina, ci ispira, ci fa pensare (e ciò sia che la chiamiamo Fisis o Natura o Cosmos) in ogni caso è inconciliabile con la trivialità di certi feticci di cartapesta portati in processione da salmodianti orde acritiche, sia dal fraudolento abracadabra che pronunciato su un’ostia trasformerebbe qualche grammo di farina in chi sa che ...!

Uomo riscattati, c’è una antica congiura contro di te.


di Paolo Bancale

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